Solidarietà

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(Da Il giornale di Chiari, Ottobre 2008)
Egregio Direttore, sollecitato da quanto sta avvenendo attorno a tutti noi, chiedo ospitalità sul suo giornale per una breve riflessione su un tema caldo: Il fenomeno dell’immigrazione.
Un argomento spinoso, usato da certa classe politica per mera propaganda ma che richiede invece di essere affrontato in modo pragmatico e deciso, evitando quel tipico buonismo che ha effetti disastrosi perché dimentica che la convivenza civile si basa su regole che devono essere fatte rispettare; al contempo controproducente il cedere alla tentazione di mettere in atto iniziative discriminatorie, irrispettose dei diritti della Persona e quindi anticostituzionali anche se percepite in prima istanza come positive da parte della comunità. Già solo a Chiari, dove la parte di popolazione composta da Persone immigrate” continua vertiginosamente a crescere (quelli regolari sono a quota 2700, quelli irregolari non è dato sapere), nelle strade si percepisce il (comprensibile) timore, se non proprio paura di mamme, bambini ed anziani nel percorrere la sera alcune zone della città nonché il fastidio che parte della popolazione prova nel vivere certe situazioni di convivenza obbligata (si pensi allo stato delle classi nelle scuole).
Intendo iniziare questo mio pensare a voce alta, meditando su quanto detto da Papa Benedetto XVI in occasione dell’incontro avuto dallo stesso con i giovani in Australia: “Bisogna combattere il relativismo, la confusione morale ed intellettuale che la società sta imponendo, contrastare quell’indebolimento di valori e principi grazie al quale l’esperienza soggettiva soppianta la verità”.
Sbagliato è cioè, secondo il Pontefice, quel mondo che si fonda non su valori e su idee ma piuttosto su sensazioni e stati d’animo.
Ed allora il primo punto di questo mio ragionare non può che essere rivolto ai mezzi di informazione, in primis la TV, che giornalmente ci ossessiona, in modo tanto assiduo quanto subdolo, con fatti di cronaca e ci porta a legare inscindibilmente la questione immigrati con quella della sicurezza.
Peraltro, e questo è il secondo punto su cui vorrei soffermarmi, ad un continuo parlare di una parte della classe politica dei temi dell’immigrazione e della delinquenza corrisponde, sempre da parte della stessa, una debole iniziativa sia in tema di sicurezza che di politiche di integrazione: la classe politica parla (e sparla) delle citate questioni senza mai destinare (incomprensibilmente!) le risorse necessarie per dare una soluzione a dette problematiche. Se anche le istituzioni hanno compreso che la sicurezza è il primo problema per gli italiani e che un’immigrazione incontrollata può favorire una certa illegalità, perché fra le prime voci di spesa del bilancio pubblico (di Stato ed Amministrazioni) non vi sono grosse somme destinate alle politiche per la sicurezza, per la prevenzione e quindi per l’integrazione degli stranieri regolari?
A Roma il Governo, nella recente finanziaria, ha tagliato le risorse destinate alle Forze dell’ordine per svariati centinaia di milioni (vedasi lo sciopero della Polizia), nelle città del nord invece le Amministrazioni destinano irrisorie risorse agli assessorati con delega alla sicurezza e alle politiche sociali delegando, anche qui non senza demagogia, ad associazioni di privati cittadini il compito di badare alla sorveglianza della città e ciò nonostante sia questo uno dei primi doveri dello Stato.
Chiaro è che ciò di cui tutti noi abbiamo paura è che la nostra società venga ad essere irrimediabilmente compromessa da persone con culture ed abitudini diverse; eppure ciò che in realtà personalmente più
percepisco come pericoloso è il fenomeno per cui la nostra società si sta sempre più uniformando agli usi e modi di qualche civiltà straniera ma non per la loro intrinseca forza ma per la nostra debolezza, il nostro lassismo.
Il rischio vero che vedo è che vadano dimenticati i valori conquistati nei secoli dalla nostra cultura, quelli propri della tradizione cattolico-liberale: solo a titolo di esempio, il senso della solidarietà, il valore della famiglia, la partecipazione attiva e consapevole alla vita pubblica, il rispetto della legalità.
Il riferimento alla legalità mi dà infine l’occasione per un ultimo pensiero: non si può parlare indiscriminatamente di immigrati, vanno distinti gli immigrati regolari e gli irregolari e tra questi ultimi, quelli onesti e lavoratori e quelli disonesti: un’idea forse ovvia che tuttavia non l’intera classe politica sembra avere fatto ad oggi sua. Inflessibili con gli irregolari, fino alla necessaria espulsione, ed invece attenti all’integrazione degli stranieri onesti, senza di cui la nostra economia sarebbe ferma e certamente poco competitiva in svariati campi. Il generalizzato poco rispetto della nostra legge, la debolezza della stessa in alcune sue parti, la sempre più diffusa indifferenza verso ciò che avviene nel mondo (sia esso l’Italia, Brescia o Chiari) e quindi la sempre minore capacità di indignarsi per ciò che è sbagliato, il denaro pubblico speso da certa classe politica altrove anziché in valide politiche sociali ed efficaci iniziative sulla sicurezza: forse questi sono tra i motivi di tanta paura e fragilità, non l’immigrazione in sé e di per sé che invece, se regolare, può essere una risorsa per la nostra comunità.

Massimo Vizzardi

Presidente Berlusconi, secondo noi il Presidente del Consiglio del nostro Paese, dell’Italia, non può essere considerato dall’opposizione un nemico. Per troppi anni abbiamo tollerato una visione antinazionale, per troppo tempo abbiamo accettato di costruire le nostre fortune politiche sulla demonizzazione dell’avversario. Siamo lieti – lei ne ha concorso ieri – che sia finita questa stagione. Auguri per il suo lavoro e se lei lavorerà bene farà l’interesse dell’Italia e degli italiani. Anche per noi, che non voteremo il suo Governo in coerenza con l’impegno preso con più di due milioni di elettori, è difficile dissentire sulle dichiarazioni programmatiche. La questione è semplice: avete vinto largamente, il vostro compito è non deludere gli italiani; il nostro compito è aiutarvi a non deluderli.

Ho sentito parlare tanto però – e su questo vorrei dire qualcosa – di legittimazione reciproca: fondi sui giornali, un dibattito a mio parere stucchevole. Un conto è il rispetto, un conto è la correttezza, un conto è essere persone per bene nel dibattito politico, un conto è continuare a parlare di legittimazione. All’indomani dell’elezione del Presidente Fini, in questa carica di Presidente di tutti noi, vi sono stati ancora caterve di articoli sulla legittimazione della destra e negli anni scorsi sulla legittimazione della sinistra.

Vedete cari colleghi, non è l’onorevole Berlusconi che può legittimare Veltroni, né l’onorevole Berlusconi può pensare di essere legittimato da Veltroni, né noi pensiamo di aver bisogno di essere legittimati come opposizione di centro dalla benevolenza dell’uno o dell’altro. Ciascuno di noi è legittimato dagli elettori che hanno scelto di semplificare i partiti e il quadro politico .Distinguiamo la finzione dalla verità. In Italia non c’è il bipartitismo: undici milioni di elettori, più del 30 per cento, hanno votato per partiti diversi dal PdL e dal PD, un terzo degli elettori si sono espressi fuori da questo schema.

Ho sentito parlare di schema anglosassone e di bipartitismo anglosassone: è figlio di tradizioni che non sono nostre. Lo dico con grande rispetto per il Governo ombra ma i partiti inglesi e americani sono figli di una storia nazionale comune. Non a caso invece in Italia e in Europa noi parliamo oggi di condivisione della memoria perché siamo figli di tradizioni e di identità culturali difformi. Siamo passati attraverso contrasti a volte laceranti.

Io credo che l’Italia sia questa storia, e basta col riporre attese messianiche su impossibili riforme. Mi riferisco, ad esempio, a riforme di leggi elettorali. Vorrei fare un’osservazione molto serena. Qualcuno riteneva che questa legge elettorale fosse la madre di tutti gli errori – la sinistra – mentre molti altri – il Presidente Berlusconi ed io eravamo tra quelli – ritenevano che questa legge elettorale (io la criticavo per la mancanza di preferenze) non fosse affatto la madre di tutti i mali.

Che cos’è successo? Che si è prodotto un evento politico. Non c’è stato bisogno di «alambiccare» come alcuni apprendisti stregoni stavano facendo sul «vassallum» per produrre una riduzione dei partiti. È stata la politica a determinare la riduzione delle forze politiche, dunque le grandi riforme in molti casi le produce la politica. È inutile che noi oggi ci avventuriamo su terreni di forzature istituzionali.

Diverso invece è parlare di quello che è necessario per il Paese, di ridurre il numero di parlamentari, di dare più poteri al Presidente del Consiglio, di differenziare il ruolo delle due Camere, di un «federalismo solidale». Lei ha usato questa espressione e noi controlleremo che non sia soltanto un’espressione nominale ma sia un qualcosa di profondamente calato in questo progetto. Questo è il punto. Dunque, penso che questo dibattito istituzionale così sereno sia una conquista per chi come noi, a volte, è stato criticato proprio per aver condotto la sua azione politica nella rivendicazione continua, a volte ossessiva, di un clima che doveva cambiare.

Presidente, ho detto che è difficile dissentire dalle enunciazioni programmatiche. Le avevamo già sentite in campagna elettorale: però oggi il problema non è cosa fare, ma come fare le cose. Su questo aspettiamo il Governo senza pregiudizi: dai rifiuti di Napoli all’Alitalia, alla sicurezza. Noi condividiamo l’idea che la sicurezza sia una emergenza nazionale. Vi dico – da ex Presidente della Camera – pensateci bene se emanare un decreto-legge o presentare un disegno di legge perché l’opposizione, tutta l’opposizione, se facesse ostruzionismo sul tema della sicurezza dimostrerebbe una totale irresponsabilità e non c’è il clima dell’irresponsabilità grazie al cielo. Pensateci bene a questo aspetto. Ho sentito parlare di deportazione di rom, di espulsione di migliaia di cittadini comunitari, del reato di immigrazione clandestina, di trasformazione dei CPT in luoghi di detenzione, di sospensione di Schengen. Ha detto bene Tabacci quando ha chiesto il collegamento anche con provvedimenti duri contro il lavoro nero e lo sfruttamento di uomini e donne che, se sono in una condizione di bisogno, non possono essere sfruttati da noi. Uno Stato non può essere forte con i deboli e debole con i forti: dobbiamo prendere provvedimenti seri contro il lavoro nero.

Una questione che lei ha sollevato per me è sacrosanta: la questione demografica. È una grande questione civile, a cui una classe dirigente che guardi al futuro non può dichiararsi – diciamo così – indifferente. Ma qui le chiacchiere stanno a zero, come si diceva, e voi avete proposto (lo avete fatto voi, non noi che con la Santolini avevamo presentato altre proposte, ma vanno bene anche queste) il quoziente familiare. Dalla prossima finanziaria dire sì ad un grande evento demografico nuovo significa accettare l’idea di un quoziente familiare. Il «bonus bebè» è un palliativo. Se c’è il quoziente familiare si può anche rinunciare al «bonus bebè». Il quoziente familiare è la grande trasformazione a favore della famiglia italiana che non ce la fa ad arrivare a fine mese e tutti coloro che mi ascoltano alla televisione lo sanno.

Mi riferisco inoltre alle liberalizzazioni e al nucleare. Ministro Scajola lei ha parlato del nucleare: benissimo, ma non facciamo le centrali in Albania, facciamole in Italia. Per quanto riguarda i rigassificatori dico basta alla politica dei «no». Per quanto riguarda le liberalizzazioni lei, Presidente Berlusconi, ha detto una piccolissima – mi consente – bugia in campagna elettorale dicendo che noi le avevamo impedito di realizzarle. Va bene, non parliamo più del passato, diciamo che gliele abbiamo impedite ma oggi non siamo al Governo, quindi fate le liberalizzazioni!Fatele a partire dai servizi pubblici locali, fatele a partire da quel disegno di legge dell’onorevole Lanzillotta, sacrosanto, che fu bloccato in Parlamento per i veti di Rifondazione Comunista e della sinistra estrema.. La liberalizzazione dei servizi pubblici locali è la grande questione, perché in Italia abbiamo le tariffe di gas, acqua e luce più alte d’Europa in quanto abbiamo un monopolio nei servizi pubblici locali. Ciò richiede una grande trasformazione mentale degli enti locali, dei comuni e delle province, degli amministratori che si gestiscono le loro rendite di posizione su tante piccole IRI che hanno costruito in sede locale.

Economia: detassazione degli straordinari e abolizione dell’ICI. Ho una preoccupazione: lo dico sinceramente. Partire dalla riduzione delle entrate e non dalla riduzione della spesa non è un bel segnale. È giusto abolire l’ICI ma senza il reperimento preventivo di nuove risorse, significa obbligare i comuni ad aumentare la tassazione locale o a chiedere nuove risorse allo Stato centrale. Abolire le province o il CNEL, forse, sarebbe stato, a mio parere, un segnale iniziale molto forte.

Il Ministro Sacconi ha detto una cosa che vorrei riprendere anche qui con grande serenità. Lui dice: «Non mettiamo mano alla riforma dello scalone». Lei l’ha ripetuto questa mattina. Secondo me fate bene, perché è ora di finirla che in ogni legislatura si smantelli per prima cosa quello che si è fatto nella legislatura precedente. Però stiamo attenti. Ripeto, stiamo attenti. Sappiamo tutti che il sistema pensionistico, così com’è, non regge e sappiamo tutti che se vogliamo fare le grandi riforme dobbiamo incidere sui centri di spesa, perché l’Europa su questo è un elemento virtuoso e ci incalza giornalmente. Se non incidiamo sui grandi centri di spesa – e questo è uno dei grandi centri di spesa – rischiamo di fare delle piccole riforme, di inseguire delle grandi aspettative con dei piccoli strumenti che alla lunga dimostreranno tutta la loro inefficacia.

La nostra sarà una opposizione repubblicana. Cosa significa? Saremo leali verso la Repubblica e saremo impegnati a valutare il Governo solo sulla base dei contenuti.

Signor Presidente, il destino e gli italiani le hanno dato più potere di quanto abbia mai avuto alcuno dei suoi predecessori. Nemmeno De Gasperi, in Italia, ha avuto il potere che lei ha. Ne faccia buon uso.

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