Solidarietà

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Meno sprechi per la politica uguale più famiglia per i giovani

Dai tagli ai costi della politica, risorse per le giovani famiglie

Un povero bilancio comunale

Che il bilancio comunale sia in difficoltà è cosa nota. Nessuno più lo nasconde ma piuttosto gli amministratori cercano di accampare – di volta in volta – scuse diverse per giustificare i continui tagli che vengono portati ai servizi comunali e i frequenti aumenti dei costi a carico del cittadino. Sindaco e Giunta dimenticano invece di citare quanti i soldi da loro sperperati in fumosi – e falliti! – progetti faraonici, in parcelle di avvocati (ben 120 mila euro nel 2011!) e consulenze con architetti, ingegneri e società varie.

Il Sindaco, Senatore Sandro Mazzatorta, in un’intervista mai rettificata al quotidiano “Il Giorno” precisa che le manovre estive del Governo (che non hanno toccato i privilegi dei nostri parlamentari, vero Senatore Mazzatorta?) comporteranno per il Comune di Chiari un taglio di circa 300 mila euro in termini di contrazione della spesa corrente, con necessaria riduzione (così dice il Primo Cittadino) delle spese per eventi e mostre ed invece con aumenti di tariffe per trasporti scolastici e per l’iscrizione all’asilo.

I costi della “non-politica”

In questa situazione precaria da un punto di vista economico, il gruppo consiliare UDC è rimasto sconcertato da due questioni di cui i consiglieri comunali sono stati resi edotti nel mese di Agosto: 1) Un nuovo premio per i dirigenti comunali, questa volta 15 mila euro al responsabile degli accertamenti ICI; 2) La cancellazione – alla luce della manovra estiva del Governo Berlusconi – del diritto dei consiglieri comunali lavoratori dipendenti di chiedere un permesso sul lavoro nel giorno del Consiglio comunale per lo studio della documentazione e ciò per ragioni di taglio ai costi della politica.

In realtà, un nostro studio ha evidenziato che se per la totalità dei consiglieri comunali vengono spesi un totale di 6 mila euro annui (22,21 euro lordi a seduta ogni consigliere) ben altre sono le somme a carico dei contribuenti clarensi per i costi di assessori comunali, Presidente del Consiglio, Staff del Sindaco e dirigenti comunali: a) Euro 1.464,00 mensili (in realtà la metà in alcuni casi) per ogni Assessore e il Presidente del Consiglio; b) Euro 3.750,00 mensili è quanto costano i due membri della Staff del Sindaco; c) Euro 581.000,00 è quanto sono costati nel 2010 alle casse comunali i Dirigenti.

Queste cifre colpiscono ancor più se si pensa che:

1) lo Staff del Sindaco non è un organo imposto dall’ordinamento ma piuttosto un onere di cui dobbiamo farci carico per un “capriccio” del nostro Sindaco;

2) I nostri Dirigenti comunali hanno premi e incentivi ben maggiori rispetto ai colleghi che prestano la propria attività a Desenzano e Lumezzane (comuni presi a titolo d’esempio), città con un bilancio ben più grande e una popolazione nettamente superiore.

A) Desenzano (28.000 abitanti, bilancio di 42.000.000,00 circa), Segretario Euro 122.969,00, Dirigente Settore Territorio Euro 96.000,00.

B) Lumezzane (24.000 abitanti, bilancio 35.000.000,00 circa), Segretario Euro 134.000,00, Dirigente Settore Territorio Euro 95.000,00.

C) CHIARI (18.000 abitanti, bilancio 25.000.000,00 circa), Segretario Euro 151.822,00, Dirigente Settore Territorio Euro 162.167,00.

La proposta UDC, bocciata da Lega Nord, Pdl e Progetto Chiari-DC

L’UDC aveva presentato nell’ultima seduta consiliare quattro mozioni in cui si chiedeva che venissero ridotti del 50% i gettoni per i consiglieri comunali, le indennità di assessori e Presidente del Consiglio, i compensi dei membri dello Staff del Sindaco nonché di “tagliare quelle voci del compenso dei dirigenti comunali che non risultano dettate da norme obbligatorie dei Contratti di Lavoro con riferimento, in particolare, a premi e/o incentivi”. Il fine delle mozioni, come riportato nel testo delle stesse, era quello di destinare le importanti risorse risparmiate“alle politiche sociali, con particolare attenzione alle famiglie clarensi numerose ed alle giovani famiglie per l’acquisto della prima casa”.

La seduta consiliare

Nel corso della seduta il Capogruppo UDC, posta all’attenzione dell’assemblea la questione, aveva redatto unitamente al Capogruppo PDL un emendamento con cui la questione (vista l’importanza) veniva rinviata ad apposita commissione consiliare per gli opportuni approfondimenti, affinché venisse vagliata una soluzione – se possibile unitaria – da portare nella successiva convocazione del Consiglio. Il pesante intervento del Gruppo consiliare Lega Nord faceva saltare ogni intesa ed obbligava tutta la maggioranza a sconfessare l’accordo appena trovato e bocciare tutte le quattro mozioni.

Vieni a firmare! Non interessa se sei di destra, di sinistra o di centro!

Ecco allora – vista la strenua difesa della maggioranza consiliare di privilegi e sprechi che riteniamo ingiusti ed insostenibili – che come gruppo presidieremo nel mese di Novembre la piazza e le vie cittadine per invitare i nostri concittadini a porre la loro firma a sostegno delle proposte che presenteremo nel prossimo Consiglio comunale: 1) Con la prima chiederemo l’azzeramento delle risorse destinate allo Staff del Sindaco e domanderemo che le somme ivi impegnate (50 mila euro annui circa) siano destinate alla formazione di un fondo a sostegno delle giovani coppie sposate che debbano acquistare la prima casa; 2) Con la seconda chiederemo che vengano tagliati i premi per i dirigenti comunali e che tali somme vengano destinate ad un fondo per assegnare contributi a giovani coppie e famiglie numerose che debbano sostenere per i loro figli importanti spese per l’istruzione (mensa, tariffe, trasporti).

Confidiamo nel sostegno di tutti, visto che l’iniziativa è a favore dell’intera comunità.

Massimo Vizzardi
Capogruppo consiliare UDC

La seduta del Consiglio comunale tenutasi in data 30 Settembre 2011 ha determinato, in ambito Direttivo, una serie di considerazioni e riflessioni, non solamente per la particolare situazione politico/amministrativa clarense, bensì anche per quanto è stato detto e fatto.

In breve, non è gradibile il comportamento del Segretario Comunale, che vorremmo più attento alle questioni proposte; certamente la particolarità delle considerazioni e delle richieste fatte, tra le quali anche l’attenzione sui ricchi compensi percepiti dalla Dirigenza che ha il compito di “gestire” il bene comunale, non potevano non determinare espressioni di biasimo (sarcasmo?) nei confronti dei consiglieri UDC che hanno cercato di motivare opportunamente quanto chiesto.

Peraltro, si vuole valorizzare il diritto dei Consiglieri ad esercitare la propria prerogativa, prevista dall’articolo 43 del Regolamento di Attuazione dello Statuto comunale, relativamente allo scrutinio segreto: non si tratta di porre questioni di principio, ma – semplicemente – permettere il normale svolgimento delle previste attività.

I Consiglieri non si aspettano certo le scuse o richiami particolari per quanto può essere risultato particolarmente sgradito: in questo senso ci si rimette allo stile personale di ciascuno.

Inoltre, riteniamo gravissima la scelta dei Consiglieri comunali di maggioranza (che dovrebbero, in quanto consiglieri comunali, decidere con lo spirito del “buon padre di famiglia”) non solo di bocciare le mozioni presentate dal Gruppo Consiliare UDC, ma altresì rinnegare immotivatamente un accordo concordato in Consiglio con il Consigliere Vizzardi, relativo all’impegno di portare la questione nella competente Commissione consiliare, ragionarci, e riportare la questione nella prossima seduta consiliare. E’ risultato quantomeno imbarazzante avere Consiglieri comunali assolutamente in accordo che all’ultimo momento hanno rinunciato ed hanno votato contro le 4 mozioni presentate.

Tanto peggio quando, in sede di Variazione del Bilancio Esercizio 2011, gli stessi hanno avvallato alcuni pesanti tagli sul sociale (solo a titolo di esempio, – 8.000 Euro per le spese dedicate agli anziani; – 21.000 Euro per i servizi a sostegno dei minori e delle famiglie in difficoltà; – 5.000,00 Euro per le spese delle rette di ricovero anziani; – 3.214,00 Euro per gli asili …). Grave altresì che in tale sede i Consiglieri comunali di maggioranza abbiano votato un nuovo stanziamento di risorse dei cittadini per “spese di liti” portando la spesa in parcelle di avvocati nel 2011 alla incredibile somma pari ad Euro 112.000,00 Euro!

Tutto ciò, tenuto conto anche dell’annuncio del Sindaco di tagliare per almeno 300.000 Euro le voci legate ad eventi culturali ed assistenza, con aumento di tariffe trasporto scolastico e rette dell’asilo, ci ha convinto a pensare e promuovere una Raccolta firme (tecnicamente una Petizione popolare)  per tagliare i costi della politica nostrana, così da recuperare somme da destinare a giovani coppie, che vogliono costruire famiglia (quindi per acquisto prima casa, per rette asilo) e per quelle famiglie numerose che oggi incontrano numerose difficoltà visto i tagli dei contributi.

L’iniziativa, che verrà progettata nelle prossime settimane e spiegata in pubblici incontri, ci vedrà operativi da Novembre per una pubblica sottoscrizione: è nostra intenzione trovare il modo per coinvolgere indistintamente i cittadini clarensi, per valorizzare l’appartenenza e rafforzare quei legami che, da sempre, sono la forza di una Comunità.

Per il Direttivo UDC di Chiari
Claudio Merlo

Il testo delle Mozioni presentate:

Mozione: Taglio dei compensi incentivanti e dei premi di cui godono i dirigenti comunali
Mozione: Taglio del compenso ai membri della Staff del Sindaco
Mozione: Taglio dei gettoni di cui godono i Consiglieri comunali
Mozione: Taglio delle indennità di cui godono gli Assessori comunali ed il Presidente del Consiglio comunale




Giornale di Brescia 11/06/2010

Piazza Zanardelli, cuore di Chiari. Nella cittadina
la popolazione straniera è in costante aumento
Le rilevazioni anagrafiche di un anno segnalano l’arrivo di 139 residenti provenienti da Paesi esteri
mentre il Comune ha perso 47 italiani che hanno deciso di «abbandonare» la cittadina della Bassa

CHIARI Per 139 stranieri che vengono ci sono 47 italiani che vanno. In poco più di un anno, tra il 28 febbraio 2009 e il 31 marzo 2010, la città di Chiari è stata scelta come luogo in cui risiedere da 139 nuovi stranieri, solo extracomunitari, mentre 47 italiani hanno deciso di abbandonarla andandosi a trasferire altrove. Questo ci dicono i dati ufficiali dell’Anagrafe.
Comunitari e non
Entrando nel merito dei vari Paesi dai quali provengono i nuovi residenti ad avere il primato è l’Albania con 89 persone che vanno ad aggiungersi alle 1.097 già presenti e a raggiungere così un totale di 1.186 persone (517 femmine e 669 maschi) che rappresentano oltre il 40% della popolazione straniera in territorio clarense. Consistente è anche la nuova quota di indiani: nei 13 mesi considerati ne sono arrivati una ventina e oggi nella cittadina se ne contano 80 (34 femmine e 46 maschi).
Rimane invece invariato nel tempo il numero di romeni che hanno scelto Chiari: erano 769 unità il 28 febbraio 2009 e rimangono fermi a 769 unità a fine marzo 2010 (342 femmine e 427 maschi, circa il 26% della popolazione straniera).
Complessivamente nell’arco di tempo preso in considerazione il numero di stranieri comunitari residenti a Chiari non ha subito variazioni (si tratta di 805 persone); sul fronte extracomunitari l’incremento è stato di 139 unità (da 1.990 a 2.129). E passando ai cittadini italiani a lasciare Chiari sono state 47 persone: se il 28 febbraio 2009 si contavano 15.732 italiani (su 18.527 abitanti), tredici mesi più tardi sono diventati 15.685 (su 18.619 abitanti).
La polemica politica
Il commento dell’Udc a questi dati si trasforma in un attacco all’Amministrazione in carica «che – sostiene Stefano Riccardi, consigliere comunale del partito – non sta facendo nulla per favorire l’integrazione e l’educazione degli stranieri, temi che per la Lega Nord sono tabù. Al di là però del numero degli stessi, il dato a mio avviso veramente preoccupante è rappresentato da quei 47 italiani in meno, chiaro segnale che le giovani coppie preferiscono emigrare nei paesi vicini e che la popolazione clarense sta invecchiando. Una seria politica per la casa, servizi alle famiglie all’altezza e con prezzi equi e scuole adeguate possono essere le soluzioni per invertire tale tendenza».
Ecco quindi come il sindaco Sandro Mazzatorta si difende: «Meno di 140 stranieri in più in tredici mesi mi sembra un dato fisiologico e molto positivo se consideriamo che nell’ultimo anno di amministrazione del centrosinistra a Chiari, il 2003, la quota stranieri era incrementata di ben 400 unità».
«Mi pare perciò ridicolo accusare il sindaco che tra l’altro ha chiuso lo sportello immigrati, che forniva consulenze anche ai clandestini, e che ha reso più rigorosa la procedura di iscrizione anagrafica, di affrontare il tema in modo superficiale. Mi sembra strano che l’insegnamento arrivi dall’Udc, partito che su questo argomento, a livello centrale, si dimostra poco rigoroso e accusa la Lega Nord di essere razzista».
In sostanza, nel tessuto sociale di Chiari deve tenere conto di circa tremila residenti stranieri, ovvero il 16 per cento della popolazione.
Una percentuale piuttosto elevata anche se ancora in linea con l’aspettativa di poter realizzare una concreta integrazione.

Fonte: Bresciaoggi Lunedì 31 Maggio

CHIARI. Nel mirino l’uso dell’utile d’esercizio

Con un milione e mezzo d’avanzo d’amministrazione la giunta non ha riscritto il Piano socioassistenziale

C’era una opportunità assistenziale importante che si poteva cogliere a maggior ragione in questa fase davvero molto difficile per persone di ogni età messe in ginocchio dalla crisi. L’opportunità di progettare e finanziare interventi urgenti a favore delle famiglie con disoccupati, cassintegrati o alle prese con giovani che non riescono a trovare un impiego. Sostenendo il piano con il «ricco» avanzo di amministrazione nelle disponibilità del Comune di Chiari. La richiesta in questo senso era arrivata dall’Udc clarense, che è tornato a premere sull’amministrazione civica affinché cambiasse radicalmente il Piano socioassistenziale, rimpolpando le risorse a disposizione delle famiglie in difficoltà, a fronte di una crisi che non sembra allentare la propria morsa. Ma non se n’è fatto nulla.
L’iniziativa di cui parliamo è stata firmata dal consigliere comunale Stefano Riccardi, il quale aveva invitato il sindaco Sandro Mazzatorta a «farsi interprete delle tante difficoltà espresse dalle famiglie clarensi impiegando una parte del copioso utile d’esercizio per aiutare, per le necessità più basilari, le persone in difficoltà».
Secondo l’Unione di centro, l’utile di cui parliamo, di circa un milione e mezzo di euro, avrebbe dovuto essere impiegato almeno in piccola parte per affrontare questa emergenza. «Centomila euro – spiega Riccardi – sono solamente un quindicesimo dell’utile; eppure la maggioranza non ha accolto la nostra richiesta di destinare tale percentuale a clarensi che stanno vivendo fatiche notevoli nel crescere i propri figli, nel dar loro un’educazione e semplicemente per sfamarli».
Ovvia, quindi, la contestazione dell’utilizzo dell’avanzo; che è andato per 485 mila euro al Piano straordinario di manutenzione. «Un piano – conclude Riccardi – che registra migliaia e migliaia di euro spesi per faraoniche pavimentazioni in porfido che da oltre due anni non fanno altro che sollevarsi, trasformandosi in un’arma impropria per pedoni e ciclisti e diventando pericolose anche per gli automobilisti». M.MA.

Oggi la vera questione sociale è la famiglia

In Italia la povertà è legata al numero dei figli:
una coppia che mette al mondo un figlio diventa più povera e deve abbassare il suo tenore di vita.

Un minore su sette vive sotto la soglia della povertà e nulla viene fatto per sostenere le famiglie che con i loro figli garantiscono il futuro del nostro Paese.

Siamo l’ultimo Paese al mondo in fatto di natalità perché i figli costano troppo, non ci sono politiche di conciliazione tra il lavoro e la famiglia, non ci sono servizi di sostegno al lavoro di cura della famiglia.

L’Italia spende solo lo 0,9% del PIL per le politiche familiari ed è all’ultimo posto in Europa.

Mantenere un figlio costa certamente non meno di 5.000 Euro all’anno.

L’Art 53 della Costituzione afferma che ognuno deve concorrere alla spesa pubblica secondo la propria capacità contributiva ed è evidente che, a parità di reddito, un padre con tre figli ha minore capacità contributiva di chi non ne ha.

Noi affermiamo che i soldi spesi per i figli non devono essere tassati e che investire sulla famiglia comporta un notevole risparmio sulla spesa sociale.

Proponiamo un sistema fiscale che sostituisca le attuali detrazioni Irpef (dalle tasse) con le deduzioni (dal reddito) dello stesso importo per tutti i nuclei familiari a prescindere dal reddito: in particolare 2000 Euro per i fi glio a carico, 3000 per due, 4000 per tre, 5000 per quattro.
Il problema della mancata progressività dell’imposta viene risolto con una correzione dell’attuale sistema degli assegni familiari, incrementando l’importo degli assegni stessi.
Un fisco più giusto e più equo è un dovere a cui non vogliamo e non possiamo sottrarci e su questa nostra proposta chiediamo la tua firma.

“Difendere l’identita’? La Lega e’ senza vergogna, hanno perso la testa. Promuovere l’identita’ italiana vuol dire solo approvare il quoziente familiare cosi’ da sostenere il desiderio di paternita’ e maternita’ delle famiglie. Il resto e’ solo razzismo travestito da demagogia, propaganda sulla pelle della povera gente, celodurismo con i deboli e indifesi”. Luca Volontè

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(Da Il giornale di Chiari, Ottobre 2008)
Egregio Direttore, sollecitato da quanto sta avvenendo attorno a tutti noi, chiedo ospitalità sul suo giornale per una breve riflessione su un tema caldo: Il fenomeno dell’immigrazione.
Un argomento spinoso, usato da certa classe politica per mera propaganda ma che richiede invece di essere affrontato in modo pragmatico e deciso, evitando quel tipico buonismo che ha effetti disastrosi perché dimentica che la convivenza civile si basa su regole che devono essere fatte rispettare; al contempo controproducente il cedere alla tentazione di mettere in atto iniziative discriminatorie, irrispettose dei diritti della Persona e quindi anticostituzionali anche se percepite in prima istanza come positive da parte della comunità. Già solo a Chiari, dove la parte di popolazione composta da Persone immigrate” continua vertiginosamente a crescere (quelli regolari sono a quota 2700, quelli irregolari non è dato sapere), nelle strade si percepisce il (comprensibile) timore, se non proprio paura di mamme, bambini ed anziani nel percorrere la sera alcune zone della città nonché il fastidio che parte della popolazione prova nel vivere certe situazioni di convivenza obbligata (si pensi allo stato delle classi nelle scuole).
Intendo iniziare questo mio pensare a voce alta, meditando su quanto detto da Papa Benedetto XVI in occasione dell’incontro avuto dallo stesso con i giovani in Australia: “Bisogna combattere il relativismo, la confusione morale ed intellettuale che la società sta imponendo, contrastare quell’indebolimento di valori e principi grazie al quale l’esperienza soggettiva soppianta la verità”.
Sbagliato è cioè, secondo il Pontefice, quel mondo che si fonda non su valori e su idee ma piuttosto su sensazioni e stati d’animo.
Ed allora il primo punto di questo mio ragionare non può che essere rivolto ai mezzi di informazione, in primis la TV, che giornalmente ci ossessiona, in modo tanto assiduo quanto subdolo, con fatti di cronaca e ci porta a legare inscindibilmente la questione immigrati con quella della sicurezza.
Peraltro, e questo è il secondo punto su cui vorrei soffermarmi, ad un continuo parlare di una parte della classe politica dei temi dell’immigrazione e della delinquenza corrisponde, sempre da parte della stessa, una debole iniziativa sia in tema di sicurezza che di politiche di integrazione: la classe politica parla (e sparla) delle citate questioni senza mai destinare (incomprensibilmente!) le risorse necessarie per dare una soluzione a dette problematiche. Se anche le istituzioni hanno compreso che la sicurezza è il primo problema per gli italiani e che un’immigrazione incontrollata può favorire una certa illegalità, perché fra le prime voci di spesa del bilancio pubblico (di Stato ed Amministrazioni) non vi sono grosse somme destinate alle politiche per la sicurezza, per la prevenzione e quindi per l’integrazione degli stranieri regolari?
A Roma il Governo, nella recente finanziaria, ha tagliato le risorse destinate alle Forze dell’ordine per svariati centinaia di milioni (vedasi lo sciopero della Polizia), nelle città del nord invece le Amministrazioni destinano irrisorie risorse agli assessorati con delega alla sicurezza e alle politiche sociali delegando, anche qui non senza demagogia, ad associazioni di privati cittadini il compito di badare alla sorveglianza della città e ciò nonostante sia questo uno dei primi doveri dello Stato.
Chiaro è che ciò di cui tutti noi abbiamo paura è che la nostra società venga ad essere irrimediabilmente compromessa da persone con culture ed abitudini diverse; eppure ciò che in realtà personalmente più
percepisco come pericoloso è il fenomeno per cui la nostra società si sta sempre più uniformando agli usi e modi di qualche civiltà straniera ma non per la loro intrinseca forza ma per la nostra debolezza, il nostro lassismo.
Il rischio vero che vedo è che vadano dimenticati i valori conquistati nei secoli dalla nostra cultura, quelli propri della tradizione cattolico-liberale: solo a titolo di esempio, il senso della solidarietà, il valore della famiglia, la partecipazione attiva e consapevole alla vita pubblica, il rispetto della legalità.
Il riferimento alla legalità mi dà infine l’occasione per un ultimo pensiero: non si può parlare indiscriminatamente di immigrati, vanno distinti gli immigrati regolari e gli irregolari e tra questi ultimi, quelli onesti e lavoratori e quelli disonesti: un’idea forse ovvia che tuttavia non l’intera classe politica sembra avere fatto ad oggi sua. Inflessibili con gli irregolari, fino alla necessaria espulsione, ed invece attenti all’integrazione degli stranieri onesti, senza di cui la nostra economia sarebbe ferma e certamente poco competitiva in svariati campi. Il generalizzato poco rispetto della nostra legge, la debolezza della stessa in alcune sue parti, la sempre più diffusa indifferenza verso ciò che avviene nel mondo (sia esso l’Italia, Brescia o Chiari) e quindi la sempre minore capacità di indignarsi per ciò che è sbagliato, il denaro pubblico speso da certa classe politica altrove anziché in valide politiche sociali ed efficaci iniziative sulla sicurezza: forse questi sono tra i motivi di tanta paura e fragilità, non l’immigrazione in sé e di per sé che invece, se regolare, può essere una risorsa per la nostra comunità.

Massimo Vizzardi

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