205 gli ettari di campagna fagocitati dall’asfalto, 178 le proprietà espropriate, 13 gli edifici rurali da abbattere, 15 i sottopassi, due le aree di servizio, un casello, una barriera di esazione. Questi i numeri di un’opera che, a prescindere dall’idea che ognuno si è fatto al riguardo, rappresenta per Chiari la più importante modifica al sistema dei trasporti dall’inaugurazione della ferrovia Treviglio – Rovato del 1878 ad oggi. Un evento che non può essere ridotto ai soli aspetti viabilistici: un’altra certezza è che l’economia, la società e l’ambiente della nostra Città non saranno più gli stessi. Sembra aleggiare una nebbia di entusiasmo attorno all’autostrada Brebemi e alla parallela linea ferroviaria ad alta velocità TAV; non sia però che questa nebbia nasconda agli occhi dei clarensi i seri problemi cui stiamo andando incontro. Perché questa è la realtà: a fronte di continue garanzie in merito ai vantaggi per l’economia locale, poco-nulla è stato fatto ed è in previsione per proteggere la Chiari che conosciamo da questi stravolgimenti.
Consumo del territorio e difesa della campagna
Parlare di Brebemi e TAV limitandosi ai soli tracciati autostradale e ferroviario è inesatto: ad essi vanno aggiunti le opere connesse o compensative (variante alla SP17, tangenziale nord di collegamento via Brescia – via Cologne, Variante alla tangenziale Urago – Travagliato SP BS 11) e le opere in qualche modo figlie di Brebemi come il Polo del produrre di via Castellana (350 mila mq di cui 164 destinati al Polo logistico già in costruzione) e la bretella tra via Roccafranca e Castelcovati. Brebemi e TAV nel complesso distruggeranno più di 2 milioni di metri quadrati di campagna clarense, questo è un fatto. Il Piano di Governo del Territorio recentemente approvato prospetta un consumo aggiuntivo di 1 milione 300 mila metri quadrati. Questi, sommati, porteranno nel giro di 10 anni ad una riduzione de 10% della superficie agricola utile sul territorio comunale. (Parere compatibilità PTCP al PGT – Settore Agricoltura). Cosa ci dobbiamo aspettare ora? Una corsa degli speculatori immobiliari per colonizzare le aree a ridosso dell’autostrada come in un moderno, selvaggio, west? La politica dovrà farsi carico di controllare questa probabile tendenza. Ora pensiamo alla Chiari di oggi; e pensiamo a Chiari con una campagna decimata: ovviamente non sono la stessa cosa. Non possono essere la stessa cosa l’ambiente, il paesaggio, la cultura ma anche l’economia: meno campagna significa meno agricoltura e minori possibilità di allevamento a causa dei limiti agli spandimenti definiti nella direttiva nitrati.
Qualità dell’aria
Le autostrade sono un enorme produttore di polveri sottili PM10 e PM2.5, CO, NOx, precursori di ozono e gas a effetto serra: sostanze inquinanti e cancerogene. Alcuni recenti studi su città attraversate da tronchi autostradali (Parma, Verona, Firenze, Brescia) mostrano che il traffico autostradale scarica sulla città una parte rilevante del carico inquinante. Per far capire quale sia l’impatto della rete autostradale sulla qualità dell’aria basti pensare che il Politecnico di Brescia calcola che anche solo la riduzione della velocità sulle autostrade del 20% comporterebbe una concentrazione di PM10 inferiore del 7,25% sul capoluogo, più del blocco totale ai mezzi non catalizzati in città per 7 giorni (-6%). Quale la risposta dall’Amministrazione Mazzatorta di fronte a queste minacce? Sembra quella dell’“occhio non vede, cuore non duole”. La centralina comunale per il monitoraggio della qualità dell’aria è infatti fuori servizio dal 30 settembre 2009. Neppure una proposta di emendamento al bilancio di previsione 2010 ha permesso di stanziare i fondi necessari alla sua riattivazione. Tanto le polveri sottili non si vedono, ma purtroppo i loro effetti sulla salute si.
Identità e sicurezza
Il nuovo casello che permetterà l’accesso all’autostrada Brebemi da via Roccafranca rappresenta sotto l’aspetto economico un potenziale grosso beneficio per Chiari. Non è tutto oro, però, quel che luccica: Chiari si trasformerà in un porto di mare, un viavai di facce nuove, solamente di passaggio nella nostra Città. A questo dobbiamo sommare l’effetto della prevista espansione demografica voluta dall’amministrazione leghista con il PGT: esso prospetta infatti l’insediamento di 3844 nuovi abitanti, a fronte di un incremento di sole 1000 unità negli ultimi 10 anni. Chi saranno questi nuovi clarensi? La risposta appare scontata, se pensiamo che gli stranieri (regolari) a Chiari sono, al 31 Marzo 2010, 2.934, con un incremento di 139 unità in un anno; per contro i cittadini italiani sono diminuiti, nello stesso periodo di 47 unità. Nella Chiari del futuro non ci riconosceremo più come clarensi? Ci trasformeremo in una città-dormitorio? Questo è il rischio, se non riusciremo a salvaguardare la cultura e la storia della nostra Città. Potrà sembrare, questo, un discorso lontano dalla vita di tutti i giorni, materiale per discorsi tra intellettuali a noiosi convegni; invece interessa tutti noi perché non riconoscersi nel luogo dove si vive porta a percepire disagio ed insicurezza. Anche per questo, un altro aspetto sul quale le autorità politiche si debbono interrogare è la lotta all’illegalità, in quanto la presenza di grosse vie di comunicazione può concorrere all’aumento della criminalità. Alla luce dei sempre più frequenti atti di vandalismo, spaccio di droga e furti, nei prossimi anni l’attenzione verso la sicurezza dovrà essere la priorità. Il presidio del territorio da parte delle forze dell’ordine – non certo delle ronde – rappresenterà l’unica strategia vincente.
di Stefano Riccardi
Consigliere Comunale UDC
Rappresentate gruppi consiliari di minoranza – Osservatorio per le grandi infrastrutture


