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La seduta del Consiglio comunale tenutasi in data 30 Settembre 2011 ha determinato, in ambito Direttivo, una serie di considerazioni e riflessioni, non solamente per la particolare situazione politico/amministrativa clarense, bensì anche per quanto è stato detto e fatto.
In breve, non è gradibile il comportamento del Segretario Comunale, che vorremmo più attento alle questioni proposte; certamente la particolarità delle considerazioni e delle richieste fatte, tra le quali anche l’attenzione sui ricchi compensi percepiti dalla Dirigenza che ha il compito di “gestire” il bene comunale, non potevano non determinare espressioni di biasimo (sarcasmo?) nei confronti dei consiglieri UDC che hanno cercato di motivare opportunamente quanto chiesto.
Peraltro, si vuole valorizzare il diritto dei Consiglieri ad esercitare la propria prerogativa, prevista dall’articolo 43 del Regolamento di Attuazione dello Statuto comunale, relativamente allo scrutinio segreto: non si tratta di porre questioni di principio, ma – semplicemente – permettere il normale svolgimento delle previste attività.
I Consiglieri non si aspettano certo le scuse o richiami particolari per quanto può essere risultato particolarmente sgradito: in questo senso ci si rimette allo stile personale di ciascuno.
Inoltre, riteniamo gravissima la scelta dei Consiglieri comunali di maggioranza (che dovrebbero, in quanto consiglieri comunali, decidere con lo spirito del “buon padre di famiglia”) non solo di bocciare le mozioni presentate dal Gruppo Consiliare UDC, ma altresì rinnegare immotivatamente un accordo concordato in Consiglio con il Consigliere Vizzardi, relativo all’impegno di portare la questione nella competente Commissione consiliare, ragionarci, e riportare la questione nella prossima seduta consiliare. E’ risultato quantomeno imbarazzante avere Consiglieri comunali assolutamente in accordo che all’ultimo momento hanno rinunciato ed hanno votato contro le 4 mozioni presentate.
Tanto peggio quando, in sede di Variazione del Bilancio Esercizio 2011, gli stessi hanno avvallato alcuni pesanti tagli sul sociale (solo a titolo di esempio, – 8.000 Euro per le spese dedicate agli anziani; – 21.000 Euro per i servizi a sostegno dei minori e delle famiglie in difficoltà; – 5.000,00 Euro per le spese delle rette di ricovero anziani; – 3.214,00 Euro per gli asili …). Grave altresì che in tale sede i Consiglieri comunali di maggioranza abbiano votato un nuovo stanziamento di risorse dei cittadini per “spese di liti” portando la spesa in parcelle di avvocati nel 2011 alla incredibile somma pari ad Euro 112.000,00 Euro!
Tutto ciò, tenuto conto anche dell’annuncio del Sindaco di tagliare per almeno 300.000 Euro le voci legate ad eventi culturali ed assistenza, con aumento di tariffe trasporto scolastico e rette dell’asilo, ci ha convinto a pensare e promuovere una Raccolta firme (tecnicamente una Petizione popolare) per tagliare i costi della politica nostrana, così da recuperare somme da destinare a giovani coppie, che vogliono costruire famiglia (quindi per acquisto prima casa, per rette asilo) e per quelle famiglie numerose che oggi incontrano numerose difficoltà visto i tagli dei contributi.
L’iniziativa, che verrà progettata nelle prossime settimane e spiegata in pubblici incontri, ci vedrà operativi da Novembre per una pubblica sottoscrizione: è nostra intenzione trovare il modo per coinvolgere indistintamente i cittadini clarensi, per valorizzare l’appartenenza e rafforzare quei legami che, da sempre, sono la forza di una Comunità.
Per il Direttivo UDC di Chiari
Claudio Merlo
Il testo delle Mozioni presentate:
Mozione: Taglio dei compensi incentivanti e dei premi di cui godono i dirigenti comunali
Mozione: Taglio del compenso ai membri della Staff del Sindaco
Mozione: Taglio dei gettoni di cui godono i Consiglieri comunali
Mozione: Taglio delle indennità di cui godono gli Assessori comunali ed il Presidente del Consiglio comunale

C’è qualcosa di molto peggio che una crisi finanziaria dietro al difficile momento che stiamo attraversando. Un po’ come se gli indici economici, negli ultimi tempi in costante discesa, fossero solamente la manifestazione più esteriore di un malessere più profondo, il sintomo di una malattia ben più grave.
Proprio così: come se una malattia incurabile stesse divorando questo paese, una malattia che non sembra lasciare scampo e non è neppure possibile ridurre al malgoverno degli ultimi anni, anch’esso solamente un sintomo esteriore, anche se grave.
Questo paese ha perso una visione di se stesso e del suo futuro: la malattia è questa.
L’Italia rinacque dopo la seconda guerra mondiale con un’idea che mise nero su bianco sulla Carta Costituzionale: una visione costruita come sintesi degli ideali democratico, liberale, socialista e cattolico.
L’Italia decise allora di diventare uno stato democratico, in cui è riconosciuta a tutti la possibilità di partecipare alle decisioni. Guardiamoci ora: grazie alle liste bloccate dalla legge elettorale detta Porcellum, non possiamo neppure scegliere i nostri rappresentanti in parlamento, ed anche a livello locale l’amministrazione è in mano ad un ristretto manipolo sostenuto da una schiera di omologhi nostrani di Capezzone e Scilipoti.
L’Italia decise anche di essere un paese liberale, in cui l’individuo prevale sullo stato, che non lo limita. Eppure oggi abbiamo una burocrazia asfissiante, una pressione fiscale intollerabile, una costante complicazione anche delle cose che dovrebbero essere semplici. Oggi l’Italia liberale sembra morta.
L’Italia attinse invece dall’esperienza socialista l’idea che tutti gli uomini sono uguali: ora vediamo invece la forbice tra ricchi e poveri farsi sempre più ampia, le disparità aumentare e i privilegi delle varie caste accrescere sempre più.
L’Italia stabilì anche di essere uno stato laico, ma non dimenticando l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa, capace di stemperare gli estremi delle ideologie liberale e socialista, di insegnarci che il profitto “senza il bene comune come fine ultimo rischia di distruggere ricchezza e creare povertà”. Non è proprio questo che sta succedendo?
Devono far riflettere le parole pronunciate recentemente da Benedetto XVI che, citando S. Agostino davanti al parlamento tedesco, ha detto: “Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?”
Oggi la gente è stanca della politica; molti hanno l’impressione di essere in balia proprio di una banda di briganti.
Per salvarci da questa situazione c’è bisogno di una proposta politica nuova, che recuperi una visione della comunità che ha l’ambizione di amministrare. Certamente una proposta diversa da quella del passato, legata a ideologie ormai relegate ai libri di storia, ma in grado di recuperarne i valori: solidarietà, giustizia sociale, democrazia, rispetto del diritto, onestà. Una proposta che ha anche una visione ben chiara delle prospettive economiche, dell’idea di progresso che si vuole dare.
Questa nuova proposta politica deve essere però anche diversa da quella attuale, che è ormai ridotta alla semplice mediazione d’interessi, praticata nelle stanze del potere senza un minimo contatto con la realtà. Quella realtà che oggi vede aumentare i casi di povertà in maniera impressionante mentre la classe politica, come Nerone, “mangia e beve mentre Roma brucia”; che nulla fa per i poveri che aumentano e per far quadrare i conti propone, come il Sindaco Mazzatorta, di aumentare le tariffe per il trasporto scolastico e l’iscrizione all’asilo, oppure di applicare l’addizionale IRPEF.
Chiari, come l’Italia, ha bisogno di una nuova visione di se stessa, di avere un sogno alla cui realizzazione sono chiamati a concorrere specialmente i giovani. Solo partendo dai sogni si costruiscono progetti; progetti che senza un sogno alle spalle sono scatole vuote, spesso costose, come quelle che ha costruito la politica recente.
Stefano Riccardi



