Al 31 Marzo 2010 i cittadini residenti a Chiari erano 18.619, di cui 2.934 stranieri (805 comunitari, per la stragrande maggioranza rumeni, e 2129 extracomunitari); in questo numero non erano compresi i clandestini. D’altronde, che gli stranieri a Chiari siano tanti lo si percepisce facilmente quando si passeggia, la domenica pomeriggio, per i viali: sembra di essere in un cosmopolita stato straniero frequentato da qualche raro turista italiano! Da molti mesi inoltre, anche nei giorni feriali, crocchi di giovani che parlano idiomi diversi stazionano in diversi punti della nostra città. Da tempo mi chiedo se, lontano dal periodo elettorale, qualcuno controlli, con la dovuta frequenza, quali mezzi di sussistenza abbiano queste persone, a quale titolo siano presenti nella nostra città, se sono sfaccendati perché hanno perso il posto di lavoro o perché guadagnano di che vivere in maniera “poco chiara”. Infatti uno degli aspetti più discussi, riguardanti la presenza degli stranieri in Italia, concerne i tassi di criminalità: le diverse parti politiche sostengono l’una il contrario dell’altra. Secondo la sinistra i tassi di criminalità degli italiani e degli stranieri sono uguali, secondo la destra delinquono molto di più gli stranieri. Nello scorso ottobre il capo della Polizia, il Prefetto Manganelli, nel corso dei lavori della prima conferenza nazionale dei prefetti, dichiarava: “Non si può consentire l’immigrazione clandestina perché danneggia quella regolare ed è fronte di criminalità“; il Prefetto poi continuava: “L’Italia soffre gravemente l’irrisolto problema a livello europeo dell’immigrazione clandestina se è vero che, nel 2008, sono stati 900 mila i denunciati, dei quali 600 mila italiani e 300 mila stranieri, la stragrande maggioranza extracomunitari. Oltre un terzo degli autori di reati si può ricondurre all’immigrazione clandestina mentre il 30-35 per cento della popolazione carceraria è composta da immigrati”. Quindi – concludeva Manganelli – “il problema esiste ed è clamoroso“. Ovviamente l’equazione clandestino uguale delinquente è fuori dalla realtà, ma verosimilmente tutte le azioni tese ad impedire l’immigrazione clandestina possono ridurre i tassi di criminalità correlati agli stranieri. Non bisogna comunque dimenticare che, a volte, per principi di umanità, di carità e di civiltà sia necessario accogliere persone che cercano di entrare nel nostro Paese per sfuggire a situazioni disumane, alla fame, a persecuzioni di vario genere. Non può essere un caso che a Chiari ci siano tanti stranieri: siamo in Lombardia, terra dove tradizionalmente c’è sempre stato tanto lavoro. Se gli stranieri sono tanti significa che molti italiani hanno dato loro lavoro, sia che fossero con permesso di soggiorno o senza, sia con regolare assunzione che in nero. Gli stranieri fanno spesso lavori che gli italiani non sono più disposti a fare: badanti, lavoranti nell’agricoltura, muratori; sono spesso sfruttati, malpagati o pagati con mesi di ritardo. Non dimentichiamoci che le loro trattenute previdenziali servono anche per pagare le nostre pensioni. Sono mediamente più giovani di noi, hanno frequentemente titoli di studio elevati. Nel 2007 hanno contribuito per il 9,1% alla produzione del prodotto interno lordo (PIL); di contro ci sono le spese che il nostro stato affronta per loro: sanità, espletamento di pratiche varie (solo alla questura di Brescia vi sono 80 impiegati presso l’Ufficio stranieri). Se sono tanti significa anche che molti italiani hanno affittato o venduto loro le case. Abitano, in numero tutt’altro che trascurabile, vedi il centro storico di Chiari, in appartamenti spesso fatiscenti che altri non abiterebbero o magari in case ristrutturate quasi ad hoc, nel senso che gli stranieri erano, negli scorsi anni, tra i pochi che tenevano vivo il mercato dell’affitto. Molti stranieri hanno inoltre acquistato appartamenti avvalendosi di mutui che coprivano totalmente il prezzo dell’immobile, ma come vedremo in seguito, ora i nodi vengono al pettine! Il fenomeno dell’immigrazione ha molteplici aspetti. Riteniamo che spesso venga affrontato in maniera “ideologica”: da un estremo vi è chi non vorrebbe gli stranieri, li vorrebbe “rispedire a casa”, dall’altro estremo vi è chi li vorrebbe accogliere tutti, senza regole particolari. Siamo già, in parte, una popolazione multietnica e lo saremo sempre di più. E’inevitabile, in quanto i fenomeni immigratori sono spinti da motivazioni profonde: ricerca di lavoro, di progresso sociale, di migliori condizioni di vita. Noi inoltre abbiamo sicuramente bisogno di lavoratori, di persone con voglia di riscatto. Gli immigrati, però, dovrebbero dimostrare un’elevata volontà d’integrazione; non sembra essere così per tutti: chi vuole veramente integrarsi dovrebbe far di tutto per diventare padrone della lingua del paese d’accoglienza, dovrebbe cercare di conoscere le principali norme legislative italiane, dovrebbe cercare di conoscere quali siano i “valori” del nostro paese, compresi quelli religiosi, per rispettarli; dovrebbe cercare di conoscere quali siano le abitudini, i “costumi” della popolazione da cui vorrebbe farsi accogliere e non pretendere che sia chi li accoglie a doversi adeguare. Tra noi italiani molti, purtroppo, hanno rinunciato all’affermazione della nostra “cultura”, intesa nel senso più ampio del termine: invece che affermarla cercando di far capire quali siano i nostri valori, cercano di creare meccanismi che salvaguardino in maniera eccessiva tutte le abitudini, il credo religiosi, i valori dell’immigrato. Sia chiaro che lo straniero ha tutti i diritti di mantenere le proprie radici, la propria cultura, il proprio credo, ma se vuole vivere nel nostro paese deve cercare di essere “un cittadino italiano”. Tra gli stranieri, alcuni, forse per etnia, per credo religioso o per semplice mancato progresso culturale, non consentono alle proprie mogli o figlie di entrare a pieno titolo nella società: a volte le donne appaiono segregate, quasi non spiccicano una parola d’italiano, non partecipano a riunioni pubbliche ecc… Solo l’ingresso a pieno titolo delle donne straniere nella nostra società potrà portare all’integrazione degli stranieri. Ritengo inaccettabile inoltre che talora le donne, in pubblico, non possano mostrare il proprio volto: burka e niqab sono proibiti in più di uno stato islamico e non si capisce perché debbano essere consentiti in Italia. Oggi, con l’attuale crisi economica, molti immigrati sono in difficoltà avendo perso il posto di lavoro; di conseguenza, non disponendo di quel “mutuo soccorso familiare” cui possono ricorrere le famiglie italiane bisognose, non sono in grado di pagare gli affitti, le rate del mutuo forse troppo facilmente concesso dalle banche, le bollette delle utenze, le quote per le mense scolastiche dei propri figli. La stragrande maggioranza di queste famiglie in difficoltà è composta da persone oneste, laboriose, che negli anni scorsi hanno fatto comodo in quanto forza lavoro, in quanto fonte di reddito per i proprietari di case e per gli impresari. Ora chi li aiuta? Forse le istituzioni, civili e religiose, dovrebbero fare di più; forse chi dice di essere cristiano dovrebbe dimostrare di esserlo: noi tutti potremmo fare qualcosa per aiutare queste famiglie. Il fenomeno dell’immigrazione è inarrestabile e va affrontato con equilibrio; i flussi immigratori vanno governati, gestiti: bisogna forse essere più rigidi sul numero di persone da accogliere ogni anno sulla base delle reali necessità di nuovi lavoratori, i clandestini non sono accettabili. Va sicuramente migliorata l’accoglienza, l’integrazione: gli stranieri vanno ascoltati maggiormente, per capire meglio i loro problemi. È necessario migliorare (alcune scuole fanno già molto) gli aiuti esistenti per favorire l’inserimento dei loro figli nella scuola; nei periodi di crisi come questo bisogna offrire l’opportunità di dilazionare i pagamenti delle utenze, degli affitti. Bisognerebbe anche verificare che questi ultimi non raggiungano cifre troppo elevate (ovviamente ciò riguarda anche i cittadini italiani); un aspetto non trascurabile è che spesso una parte dell’affitto non è dichiarata, è “in nero” e ciò fa sì che, nelle graduatorie comunali finalizzate al “contributo-affitti”, le famiglie interessate da questo fenomeno, italiane o straniere, siano svantaggiate in quanto l’impegno economico per l’affitto appare essere minore di quanto non sia in realtà. Sarebbe inoltre fondamentale aiutare queste popolazioni nei loro paesi d’origine: non si capisce come i partiti attualmente al governo pensino di poter arginare l’immigrazione avendo, contemporaneamente, ridotto gli aiuti italiani ai paesi in via di sviluppo. L’Italia sprofonda al penultimo posto della classifica dell’Ocse degli “Aiuti pubblici allo sviluppo” (APS/ODA) destinati alla lotta contro la povertà dei paesi del Sud del mondo. Già in calo nel 2008, nel 2009 il Governo italiano ha fatto registrare un record negativo con aiuti bilaterali pari a 3,3 miliardi di dollari, con 1,5 miliardi di dollari in meno rispetto all’anno precedente. Rapportando i fondi per gli aiuti pubblici italiani al PIL nazionale, l’Italia passa da un misero 0,22% nel 2008 a un vergognoso 0,16% nel 2009!
Di Franco Bortolini


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