2 giugno 2010

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Fonte: Bresciaoggi Lunedì 31 Maggio

CHIARI. Nel mirino l’uso dell’utile d’esercizio

Con un milione e mezzo d’avanzo d’amministrazione la giunta non ha riscritto il Piano socioassistenziale

C’era una opportunità assistenziale importante che si poteva cogliere a maggior ragione in questa fase davvero molto difficile per persone di ogni età messe in ginocchio dalla crisi. L’opportunità di progettare e finanziare interventi urgenti a favore delle famiglie con disoccupati, cassintegrati o alle prese con giovani che non riescono a trovare un impiego. Sostenendo il piano con il «ricco» avanzo di amministrazione nelle disponibilità del Comune di Chiari. La richiesta in questo senso era arrivata dall’Udc clarense, che è tornato a premere sull’amministrazione civica affinché cambiasse radicalmente il Piano socioassistenziale, rimpolpando le risorse a disposizione delle famiglie in difficoltà, a fronte di una crisi che non sembra allentare la propria morsa. Ma non se n’è fatto nulla.
L’iniziativa di cui parliamo è stata firmata dal consigliere comunale Stefano Riccardi, il quale aveva invitato il sindaco Sandro Mazzatorta a «farsi interprete delle tante difficoltà espresse dalle famiglie clarensi impiegando una parte del copioso utile d’esercizio per aiutare, per le necessità più basilari, le persone in difficoltà».
Secondo l’Unione di centro, l’utile di cui parliamo, di circa un milione e mezzo di euro, avrebbe dovuto essere impiegato almeno in piccola parte per affrontare questa emergenza. «Centomila euro – spiega Riccardi – sono solamente un quindicesimo dell’utile; eppure la maggioranza non ha accolto la nostra richiesta di destinare tale percentuale a clarensi che stanno vivendo fatiche notevoli nel crescere i propri figli, nel dar loro un’educazione e semplicemente per sfamarli».
Ovvia, quindi, la contestazione dell’utilizzo dell’avanzo; che è andato per 485 mila euro al Piano straordinario di manutenzione. «Un piano – conclude Riccardi – che registra migliaia e migliaia di euro spesi per faraoniche pavimentazioni in porfido che da oltre due anni non fanno altro che sollevarsi, trasformandosi in un’arma impropria per pedoni e ciclisti e diventando pericolose anche per gli automobilisti». M.MA.