giugno 2010

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Giornale di Brescia 22 giugno 2010

Gentile direttore,
in un articolo apparso sulle pagine sportive del suo giornale mercoledì 16 giugno da titolo “Eccellenza, colpo di scena al Chiari lo sponsor rinuncia” si attribuisce al gruppo consiliare Udc clarense la responsabilità del paventato ritrito da parte della Gruppo Edile Immobiliare Fin Beton della sponsorizzazione al Chiari Calcio.

Il fatto incriminato sarebbe un’interrogazione consiliare da noi presentata in virtù delle preoccupazioni circa voci di non meglio precisati problemi nella società Chiari Calcio che già ci erano giunte all’orecchio, preoccupazioni per il futuro di “una delle più belle realtà sportive locali” e alla luce del fatto che “Il gioco del calcio costituisce uno splendido mezzo educativo e di crescita per i nostri ragazzi” come, testuali parole, scriviamo nell’interrogazione.

Ci siamo “permessi” di chiedere al Sindaco e all’amministrazione quale fosse la realtà dei fatti, se in loro conoscenza, e quali provvedimenti stessero prendendo. Un’interrogazione consiliare è proprio questo: una domanda posta circa un problema che si ravvisa con la richiesta di sapere come si intende agire per risolverlo.

In Consiglio Comunale non ci è stata data la possibilità ne di esporre l’interpellanza ne di ribattere a causa dell’ostruzionismo della maggioranza. Per contro, ora, il Sindaco Sen. Mazzatorta, il Capogruppo della Lega Nord nonché Presidente del Chiari Calcio Moretti e l’assessore Campodonico, ci accusano di essere i responsabili dell’abbandono della Fin Beton.

Ebbene, il gruppo Udc intende rispedire con forza queste accuse al mittente. Se ci sono dei colpevoli sono la crisi del settore edile – immobiliare che inevitabilmente colpisce anche le sponsorizzazioni ed un’amministrazione comunale sta dirottando tutte le risorse economiche del comune in fallimentari opere pubbliche (vedi rotonde e Polo della cultura) a discapito delle politiche sociali, giovanili e quindi anche dello sport.

Noi non vogliamo che il Chiari Calcio 1912 sia la prossima vittima di questo scellerato modo di gestire il comune, per questo intendiamo chiedere in Consiglio Comunale dei chiarimenti: lo faremo nella prossima seduta, dove non potrà più esserci negata questa possibilità.

Accusare ora l’Udc di queste difficoltà economico-finanziarie altro non è che una strumentalizzazione politica, che certo non contribuisce a risolvere la situazione.

Stefano Riccardi
Consigliere Comunale Udc Chiari

“La società Chiari Calcio è stata nella storia una delle più belle realtà sportive locali”

“Il gioco del calcio costituisce uno splendido mezzo educativo e di crescita per i nostri ragazzi”

Con queste due premesse l’UDC, in quanto forza di minoranza tenuta a verificare l’azione amministrativa e informare la cittadinanza, ha inteso chiedere mediante un’interrogazione al Sindaco in Consiglio Comunale:

“Quali le attenzioni rivolte dall’Amministrazione alla Società

quali le risorse economiche destinate dall’Amministrazioni a detta Società

quali le risorse economiche investite negli ultimi quattro anni dalla Società

quali gli accordi oggi esistenti tra Amministrazione e società Chiari Calcio per dare un futuro al mondo calcistico cittadino”

In questi giorni il Sindaco Mazzatorta, il Capogruppo della Lega Nord (nonché Presidente del Chiari Calcio) Enio Moretti e l’Assessore Campodonico accusano l’UDC di provocare con la semplice presentazione di questa interrogazione l’abbandono della sponsorizzazione alla Società da parte del gruppo edile-immobiliare Fin Beton.

L’interrogazione dell’UDC – nemmeno presentata e discussa in Consiglio comunale per un’azione di ostruzionismo della maggioranza che non voleva venisse affrontata la questione fino ad allora discussa nel segreto delle mura del Palazzo – scaturisce dalla preoccupazione per la situazione economica di alcune società sportive clarensi e, in particolare, dalla preoccupazione per alcune insistenti indiscrezioni circa il futuro prossimo della Chiari Calcio, proprio in merito all’abbandono degli sponsor e dell’allenatore.

Altresì l’azione si fonda sulla ferma convinzione che l’Amministrazione Mazzatorta continua a dirottare tutte le risorse economiche del Comune in fallimentari opere pubbliche (vedi Rotonde e Polo della cultura) a discapito delle politiche sociali, delle politiche giovanili e, quindi, dello sport che si fondano invece sulla sola azione di privati (volenterosi e sponsor cui va tutto il nostro grazie).

Anziché chiacchierare e fare chiasso per nascondere le loro gravi mancanze, i nostri Amministratori dovrebbero pensare a costruire un futuro migliore per i nostri giovani e investire con più convinzione nelle centinaia di atleti di cui è ricco lo sport clarense.

E’ in distribuzione il nuovo numero di “Punto e a capo…” il giornalino dell’UDC di Chiari.

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Punto e a Capo… Giugno 2010

In questo numero:

Chi ha vinto, a Chiari, le elezioni regionali? Tiriamo le somme…

Di Massimo Vizzardi

Brebemi: Brescia – Bergamo – Milano… via Chiari

di Stefano Riccardi

Polo della cultura: un fallimento politico

di Massimo Massetti

Chiari straniera

Di Franco Bortolini

Per la quarta settimana

di Benito Zoccali

Il liberismo del mercato è forse finito? No, sciocco, è solo la Grecia!

Oltre la Grecia, le decisioni prese al vertice europeo.

di Pierluigi Massetti e Andrew Spannaus – Presidente Movisol

“Piccoli” ecomostri crescono

Invece di cambiare, siamo tornati al punto di prima

di Benito Zoccali


205 gli ettari di campagna fagocitati dall’asfalto, 178 le proprietà espropriate, 13 gli edifici rurali da abbattere, 15 i sottopassi, due le aree di servizio, un casello, una barriera di esazione. Questi i numeri di un’opera che, a prescindere dall’idea che ognuno si è fatto al riguardo, rappresenta per Chiari la più importante modifica al sistema dei trasporti dall’inaugurazione della ferrovia Treviglio – Rovato del 1878 ad oggi. Un evento che non può essere ridotto ai soli aspetti viabilistici: un’altra certezza è che l’economia, la società e l’ambiente della nostra Città non saranno più gli stessi. Sembra aleggiare una nebbia di entusiasmo attorno all’autostrada Brebemi e alla parallela linea ferroviaria ad alta velocità TAV; non sia però che questa nebbia nasconda agli occhi dei clarensi i seri problemi cui stiamo andando incontro. Perché questa è la realtà: a fronte di continue garanzie in merito ai vantaggi per l’economia locale, poco-nulla è stato fatto ed è in previsione per proteggere la Chiari che conosciamo da questi stravolgimenti.

Consumo del territorio e difesa della campagna
Parlare di Brebemi e TAV limitandosi ai soli tracciati autostradale e ferroviario è inesatto: ad essi vanno aggiunti le opere connesse o compensative (variante alla SP17, tangenziale nord di collegamento via Brescia – via Cologne, Variante alla tangenziale Urago – Travagliato SP BS 11) e le opere in qualche modo figlie di Brebemi come il Polo del produrre di via Castellana (350 mila mq di cui 164 destinati al Polo logistico già in costruzione) e la bretella tra via Roccafranca e Castelcovati. Brebemi e TAV nel complesso distruggeranno più di 2 milioni di metri quadrati di campagna clarense, questo è un fatto. Il Piano di Governo del Territorio recentemente approvato prospetta un consumo aggiuntivo di 1 milione 300 mila metri quadrati. Questi, sommati, porteranno nel giro di 10 anni ad una riduzione de 10% della superficie agricola utile sul territorio comunale. (Parere compatibilità PTCP al PGT – Settore Agricoltura). Cosa ci dobbiamo aspettare ora? Una corsa degli speculatori immobiliari per colonizzare le aree a ridosso dell’autostrada come in un moderno, selvaggio, west? La politica dovrà farsi carico di controllare questa probabile tendenza. Ora pensiamo alla Chiari di oggi; e pensiamo a Chiari con una campagna decimata: ovviamente non sono la stessa cosa. Non possono essere la stessa cosa l’ambiente, il paesaggio, la cultura ma anche l’economia: meno campagna significa meno agricoltura e minori possibilità di allevamento a causa dei limiti agli spandimenti definiti nella direttiva nitrati.

Qualità dell’aria
Le autostrade sono un enorme produttore di polveri sottili PM10 e PM2.5, CO, NOx, precursori di ozono e gas a effetto serra: sostanze inquinanti e cancerogene. Alcuni recenti studi su città attraversate da tronchi autostradali (Parma, Verona, Firenze, Brescia) mostrano che il traffico autostradale scarica sulla città una parte rilevante del carico inquinante. Per far capire quale sia l’impatto della rete autostradale sulla qualità dell’aria basti pensare che il Politecnico di Brescia calcola che anche solo la riduzione della velocità sulle autostrade del 20% comporterebbe una concentrazione di PM10 inferiore del 7,25% sul capoluogo, più del blocco totale ai mezzi non catalizzati in città per 7 giorni (-6%). Quale la risposta dall’Amministrazione Mazzatorta di fronte a queste minacce? Sembra quella dell’“occhio non vede, cuore non duole”. La centralina comunale per il monitoraggio della qualità dell’aria è infatti fuori servizio dal 30 settembre 2009. Neppure una proposta di emendamento al bilancio di previsione 2010 ha permesso di stanziare i fondi necessari alla sua riattivazione. Tanto le polveri sottili non si vedono, ma purtroppo i loro effetti sulla salute si.

Identità e sicurezza
Il nuovo casello che permetterà l’accesso all’autostrada Brebemi da via Roccafranca rappresenta sotto l’aspetto economico un potenziale grosso beneficio per Chiari. Non è tutto oro, però, quel che luccica: Chiari si trasformerà in un porto di mare, un viavai di facce nuove, solamente di passaggio nella nostra Città. A questo dobbiamo sommare l’effetto della prevista espansione demografica voluta dall’amministrazione leghista con il PGT: esso prospetta infatti l’insediamento di 3844 nuovi abitanti, a fronte di un incremento di sole 1000 unità negli ultimi 10 anni. Chi saranno questi nuovi clarensi? La risposta appare scontata, se pensiamo che gli stranieri (regolari) a Chiari sono, al 31 Marzo 2010, 2.934, con un incremento di 139 unità in un anno; per contro i cittadini italiani sono diminuiti, nello stesso periodo di 47 unità. Nella Chiari del futuro non ci riconosceremo più come clarensi? Ci trasformeremo in una città-dormitorio? Questo è il rischio, se non riusciremo a salvaguardare la cultura e la storia della nostra Città. Potrà sembrare, questo, un discorso lontano dalla vita di tutti i giorni, materiale per discorsi tra intellettuali a noiosi convegni; invece interessa tutti noi perché non riconoscersi nel luogo dove si vive porta a percepire disagio ed insicurezza. Anche per questo, un altro aspetto sul quale le autorità politiche si debbono interrogare è la lotta all’illegalità, in quanto la presenza di grosse vie di comunicazione può concorrere all’aumento della criminalità. Alla luce dei sempre più frequenti atti di vandalismo, spaccio di droga e furti, nei prossimi anni l’attenzione verso la sicurezza dovrà essere la priorità. Il presidio del territorio da parte delle forze dell’ordine – non certo delle ronde – rappresenterà l’unica strategia vincente.

di Stefano Riccardi
Consigliere Comunale UDC
Rappresentate gruppi consiliari di minoranza – Osservatorio per le grandi infrastrutture

Giornale di Brescia 11/06/2010

Piazza Zanardelli, cuore di Chiari. Nella cittadina
la popolazione straniera è in costante aumento
Le rilevazioni anagrafiche di un anno segnalano l’arrivo di 139 residenti provenienti da Paesi esteri
mentre il Comune ha perso 47 italiani che hanno deciso di «abbandonare» la cittadina della Bassa

CHIARI Per 139 stranieri che vengono ci sono 47 italiani che vanno. In poco più di un anno, tra il 28 febbraio 2009 e il 31 marzo 2010, la città di Chiari è stata scelta come luogo in cui risiedere da 139 nuovi stranieri, solo extracomunitari, mentre 47 italiani hanno deciso di abbandonarla andandosi a trasferire altrove. Questo ci dicono i dati ufficiali dell’Anagrafe.
Comunitari e non
Entrando nel merito dei vari Paesi dai quali provengono i nuovi residenti ad avere il primato è l’Albania con 89 persone che vanno ad aggiungersi alle 1.097 già presenti e a raggiungere così un totale di 1.186 persone (517 femmine e 669 maschi) che rappresentano oltre il 40% della popolazione straniera in territorio clarense. Consistente è anche la nuova quota di indiani: nei 13 mesi considerati ne sono arrivati una ventina e oggi nella cittadina se ne contano 80 (34 femmine e 46 maschi).
Rimane invece invariato nel tempo il numero di romeni che hanno scelto Chiari: erano 769 unità il 28 febbraio 2009 e rimangono fermi a 769 unità a fine marzo 2010 (342 femmine e 427 maschi, circa il 26% della popolazione straniera).
Complessivamente nell’arco di tempo preso in considerazione il numero di stranieri comunitari residenti a Chiari non ha subito variazioni (si tratta di 805 persone); sul fronte extracomunitari l’incremento è stato di 139 unità (da 1.990 a 2.129). E passando ai cittadini italiani a lasciare Chiari sono state 47 persone: se il 28 febbraio 2009 si contavano 15.732 italiani (su 18.527 abitanti), tredici mesi più tardi sono diventati 15.685 (su 18.619 abitanti).
La polemica politica
Il commento dell’Udc a questi dati si trasforma in un attacco all’Amministrazione in carica «che – sostiene Stefano Riccardi, consigliere comunale del partito – non sta facendo nulla per favorire l’integrazione e l’educazione degli stranieri, temi che per la Lega Nord sono tabù. Al di là però del numero degli stessi, il dato a mio avviso veramente preoccupante è rappresentato da quei 47 italiani in meno, chiaro segnale che le giovani coppie preferiscono emigrare nei paesi vicini e che la popolazione clarense sta invecchiando. Una seria politica per la casa, servizi alle famiglie all’altezza e con prezzi equi e scuole adeguate possono essere le soluzioni per invertire tale tendenza».
Ecco quindi come il sindaco Sandro Mazzatorta si difende: «Meno di 140 stranieri in più in tredici mesi mi sembra un dato fisiologico e molto positivo se consideriamo che nell’ultimo anno di amministrazione del centrosinistra a Chiari, il 2003, la quota stranieri era incrementata di ben 400 unità».
«Mi pare perciò ridicolo accusare il sindaco che tra l’altro ha chiuso lo sportello immigrati, che forniva consulenze anche ai clandestini, e che ha reso più rigorosa la procedura di iscrizione anagrafica, di affrontare il tema in modo superficiale. Mi sembra strano che l’insegnamento arrivi dall’Udc, partito che su questo argomento, a livello centrale, si dimostra poco rigoroso e accusa la Lega Nord di essere razzista».
In sostanza, nel tessuto sociale di Chiari deve tenere conto di circa tremila residenti stranieri, ovvero il 16 per cento della popolazione.
Una percentuale piuttosto elevata anche se ancora in linea con l’aspettativa di poter realizzare una concreta integrazione.

Al 31 Marzo 2010 i cittadini residenti a Chiari erano 18.619, di cui 2.934 stranieri (805 comunitari, per la stragrande maggioranza rumeni, e 2129 extracomunitari); in questo numero non erano compresi i clandestini.  D’altronde, che gli stranieri a Chiari siano tanti lo si percepisce facilmente quando si passeggia, la domenica pomeriggio, per i viali: sembra di essere in un cosmopolita stato straniero frequentato da qualche raro turista italiano! Da molti mesi inoltre, anche nei giorni feriali, crocchi di giovani che parlano idiomi diversi stazionano in diversi punti della nostra città. Da tempo mi chiedo se, lontano dal periodo elettorale, qualcuno controlli, con la dovuta frequenza, quali mezzi di sussistenza abbiano queste persone, a quale titolo siano presenti nella nostra città, se sono sfaccendati perché hanno perso il posto di lavoro o perché guadagnano di che vivere in maniera “poco chiara”. Infatti uno degli aspetti più discussi, riguardanti la presenza degli stranieri in Italia, concerne i tassi di criminalità: le diverse parti politiche sostengono l’una il contrario dell’altra. Secondo la sinistra i tassi di criminalità degli italiani e degli stranieri sono uguali, secondo la destra delinquono molto di più gli stranieri. Nello scorso ottobre il capo della Polizia, il Prefetto Manganelli, nel corso dei lavori della prima conferenza nazionale dei prefetti, dichiarava: “Non si può consentire l’immigrazione clandestina perché danneggia quella regolare ed è fronte di criminalità“; il Prefetto poi continuava: “L’Italia soffre gravemente l’irrisolto problema a livello europeo dell’immigrazione clandestina se è vero che, nel 2008, sono stati 900 mila i denunciati, dei quali 600 mila italiani e 300 mila stranieri, la stragrande maggioranza extracomunitari. Oltre un terzo degli autori di reati si può ricondurre all’immigrazione clandestina mentre il 30-35 per cento della popolazione carceraria è composta da immigrati”. Quindi – concludeva Manganelli – “il problema esiste ed è clamoroso“. Ovviamente l’equazione clandestino uguale delinquente è fuori dalla realtà, ma verosimilmente tutte le azioni tese ad impedire l’immigrazione clandestina possono ridurre i tassi di criminalità correlati agli stranieri. Non bisogna comunque dimenticare che, a volte, per principi di umanità, di carità e di civiltà sia necessario accogliere persone che cercano di entrare nel nostro Paese per sfuggire a situazioni disumane, alla fame, a persecuzioni di vario genere. Non può essere un caso che a Chiari ci siano tanti stranieri: siamo in Lombardia, terra dove tradizionalmente c’è sempre stato tanto lavoro. Se gli stranieri sono tanti significa che molti italiani hanno dato loro lavoro, sia che fossero con permesso di soggiorno o senza, sia con regolare assunzione che in nero. Gli stranieri fanno spesso lavori che gli italiani non sono più disposti a fare: badanti, lavoranti nell’agricoltura, muratori; sono spesso sfruttati, malpagati o pagati con mesi di ritardo.  Non dimentichiamoci che le loro trattenute previdenziali servono anche per pagare le nostre pensioni. Sono mediamente più giovani di noi, hanno frequentemente titoli di studio elevati. Nel 2007 hanno contribuito per il 9,1% alla produzione del prodotto interno lordo (PIL); di contro ci sono le spese che il nostro stato affronta per loro: sanità, espletamento di pratiche varie (solo alla questura di Brescia vi sono 80 impiegati presso l’Ufficio stranieri). Se sono tanti significa anche che molti italiani hanno affittato o venduto loro le case. Abitano, in numero tutt’altro che trascurabile, vedi il centro storico di Chiari, in appartamenti spesso fatiscenti che altri non abiterebbero o magari in case ristrutturate quasi ad hoc, nel senso che gli stranieri erano, negli scorsi anni, tra i pochi che tenevano vivo il mercato dell’affitto. Molti stranieri hanno inoltre acquistato appartamenti avvalendosi di mutui che coprivano totalmente il prezzo dell’immobile, ma come vedremo in seguito, ora i nodi vengono al pettine! Il fenomeno dell’immigrazione ha molteplici aspetti. Riteniamo che spesso venga affrontato in maniera “ideologica”: da un estremo vi è chi non vorrebbe gli stranieri, li vorrebbe “rispedire a casa”, dall’altro estremo vi è chi li vorrebbe accogliere tutti, senza regole particolari. Siamo già, in parte, una popolazione multietnica e lo saremo sempre di più. E’inevitabile, in quanto i fenomeni immigratori sono spinti da motivazioni profonde: ricerca di lavoro, di progresso sociale, di migliori condizioni di vita. Noi inoltre abbiamo sicuramente bisogno di lavoratori, di persone con voglia di riscatto. Gli immigrati, però, dovrebbero dimostrare un’elevata volontà d’integrazione; non sembra essere così per tutti: chi vuole veramente integrarsi dovrebbe far di tutto per diventare padrone della lingua del paese d’accoglienza, dovrebbe cercare di conoscere le principali norme legislative italiane, dovrebbe cercare di conoscere quali siano i “valori” del nostro paese, compresi quelli religiosi, per rispettarli; dovrebbe cercare di conoscere quali siano le abitudini, i “costumi” della popolazione da cui vorrebbe farsi accogliere e non pretendere che sia chi li accoglie a doversi adeguare.  Tra noi italiani molti, purtroppo, hanno rinunciato all’affermazione della nostra “cultura”, intesa nel senso più ampio del termine: invece che affermarla cercando di far capire quali siano i nostri valori, cercano di creare meccanismi che salvaguardino in maniera eccessiva tutte le abitudini, il credo religiosi, i valori dell’immigrato. Sia chiaro che lo straniero ha tutti i diritti di mantenere le proprie radici, la propria cultura, il proprio credo, ma se vuole vivere nel nostro paese deve cercare di essere “un cittadino italiano”. Tra gli stranieri, alcuni, forse per etnia, per credo religioso o per semplice mancato progresso culturale, non consentono alle proprie mogli o figlie di entrare a pieno titolo nella società: a volte le donne appaiono segregate, quasi non spiccicano una parola d’italiano, non partecipano a riunioni pubbliche ecc… Solo l’ingresso a pieno titolo delle donne straniere nella nostra società potrà portare all’integrazione degli stranieri.  Ritengo inaccettabile inoltre che talora le donne, in pubblico, non possano mostrare il proprio volto: burka e niqab sono proibiti in più di uno stato islamico e non si capisce perché debbano essere consentiti in Italia. Oggi, con l’attuale crisi economica, molti immigrati sono in difficoltà avendo perso il posto di lavoro; di conseguenza, non disponendo di quel “mutuo soccorso familiare” cui possono ricorrere le famiglie italiane bisognose, non sono in grado di pagare gli affitti, le rate del mutuo forse troppo facilmente concesso dalle banche, le bollette delle utenze, le quote per le mense scolastiche dei propri figli. La stragrande maggioranza di queste famiglie in difficoltà è composta da persone oneste, laboriose, che negli anni scorsi hanno fatto comodo in quanto forza lavoro, in quanto fonte di reddito per i proprietari di case e per gli impresari. Ora chi li aiuta? Forse le istituzioni, civili e religiose, dovrebbero fare di più; forse chi dice di essere cristiano dovrebbe dimostrare di esserlo: noi tutti potremmo fare qualcosa per aiutare queste famiglie. Il fenomeno dell’immigrazione è inarrestabile e va affrontato con equilibrio; i flussi immigratori vanno governati, gestiti: bisogna forse essere più rigidi sul numero di persone da accogliere ogni anno sulla base delle reali necessità di nuovi lavoratori, i clandestini non sono accettabili. Va sicuramente migliorata l’accoglienza, l’integrazione: gli stranieri vanno ascoltati maggiormente, per capire meglio i loro problemi. È necessario migliorare (alcune scuole fanno già molto) gli aiuti esistenti per favorire l’inserimento dei loro figli nella scuola; nei periodi di crisi come questo bisogna offrire l’opportunità di dilazionare i pagamenti delle utenze, degli affitti. Bisognerebbe anche verificare che questi ultimi non raggiungano cifre troppo elevate (ovviamente ciò riguarda anche i cittadini italiani); un aspetto non trascurabile è che spesso una parte dell’affitto non è dichiarata, è “in nero” e ciò fa sì che, nelle graduatorie comunali finalizzate al “contributo-affitti”, le famiglie interessate da questo fenomeno, italiane o straniere, siano svantaggiate in quanto l’impegno economico per l’affitto appare essere minore di quanto non sia in realtà.  Sarebbe inoltre fondamentale aiutare queste popolazioni nei loro paesi d’origine: non si capisce come i partiti attualmente al governo pensino di poter arginare l’immigrazione avendo, contemporaneamente, ridotto gli aiuti italiani ai paesi in via di sviluppo. L’Italia sprofonda al penultimo posto della classifica dell’Ocse degli “Aiuti pubblici allo sviluppo” (APS/ODA) destinati alla lotta contro la povertà dei paesi del Sud del mondo. Già in calo nel 2008, nel 2009 il Governo italiano ha fatto registrare un record negativo con aiuti bilaterali pari a 3,3 miliardi di dollari, con 1,5 miliardi di dollari in meno rispetto all’anno precedente. Rapportando i fondi per gli aiuti pubblici italiani al PIL nazionale, l’Italia passa da un misero 0,22% nel 2008 a un vergognoso 0,16% nel 2009!

Di Franco Bortolini

IL CONSIGLIO COMUNALE È CONVOCATO PRESSO IL SALONE MARCHETTI
(Via Ospedale Vecchio)

IN ADUNANZA STRAORDINARIA DI PRIMA CONVOCAZIONE PER IL GIORNO LUNEDI’ 14 GIUGNO 2010 ALLE ORE 20,00

PER L’ESAME DEL SEGUENTE ORDINE DEL GIORNO:

  1. Comunicazioni del Sindaco;
  2. Istanze di sindacato ispettivo dei Consiglieri Comunali presentate ai sensi dell’art. 57 del Regolamento di Attuazione dello Statuto Comunale;
  3. Esame ed approvazione delle linee programmatiche dell’azione di governo dell’ente ai sensi dell’art.25 dello Statuto Comunale;
  4. Esame ed approvazione convenzione con il Comune di Pumenengo (BG) per l’utilizzo della graduatoria per l’assunzione di un istruttore di Polizia Locale;
  5. Esame ed approvazione modifiche al Regolamento Generale delle entrate tributarie, patrimoniali e non, comprensivo delle norme in materia di diritto d’interpello, auto-tutela e accertamento con adesione
  6. Individuazione delle zone non metanizzate del territorio comunale ai fini dell’applicazione delle riduzioni fiscali sul costo del gasolio e del GPL da riscaldamento, in particolari condizioni, aree e zone climatiche del territorio nazionale, ai sensi della Legge 23 dicembre 1998, n. 448 articolo 8, comma 10, lettera c) e s.m.i.. Approvazione della planimetria aggiornata recante l’individuazione delle zone non metanizzate e dei criteri attuativi definiti per l’individuazione delle medesime zone.
  7. Adozione Piano di lottizzazione artigianale presentato dalla Soc.tà Trafilerie C.Gnutti e Soc.tà Imbalcarta, in variante al Piano di lottizzazione approvato con deliberazione di C.C. n. 49/2003;
  8. Esame proposta ordine del giorno presentata dal Consigliere Comunale Libretti Maurizio avente ad oggetto “Ci impegniamo per l’acqua”. Provvedimenti.

Lettera al direttore pubblicata sul Giornale di Chiari

Gentile Direttore,
il sei e sette Giugno scorsi si tenevano le elezioni che hanno dato il via al secondo mandato dell’Amministrazione Mazzatorta, al contempo iniziava per il sottoscritto l’esperienza in Consiglio Comunale; la scadenza di un anno è sempre un momento favorevole per tirare le somme su quanto fatto e quanto accaduto in questi dodici mesi di politica clarense, vorrei quindi condividere con lei e i suoi lettori alcune riflessioni.
“Abbiamo vinto, voi avete perso, arrendetevi all’idea”: innumerevoli volte, nell’ultimo anno, frasi come questa sono riecheggiate in Consiglio Comunale. Fin da subito è apparsa chiara la volontà di una parte della maggioranza di zittire ogni voce critica, sia che questa si levasse dai banchi dell’opposizione, sia che provenisse dalla stessa maggioranza. A tal fine, la primissima mossa giocata dal Sindaco già a Settembre è stata il tentativo di revisione dello Statuto del Consiglio, sia ponendo gravi limitazioni al diritto dei consiglieri di accedere agli atti del comune, sia mortificando il dibattito consigliare limitando oltremodo il tempo massimo degli interventi. Fortunatamente questo grave minaccia è stata sventata anche grazie all’azione delle minoranze che hanno presentato 227 emendamenti, di cui 182 del gruppo Udc. I 12 emendamenti presentati dal Pdl stanno ad indicare che, anche nella stessa maggioranza, non vi fosse un totale accordo. Uno stile politico simile è stato tenuto per l’approvazione definitiva del PGT avvenuta alle 4 di notte del 24 Novembre, dopo 3 sedute per un totale di 18 ore di discussione. Nel momento dell’avvio dei lavori, infatti, ai consiglieri non era ancora stato consegnato il documento fondamentale per valutare il PGT ovvero il parere della Provincia: un documento di 90 pagine contenente parole di fuoco nei confronti del piano che si andava ad approvare.
In Consiglio Comunale non si discute e vota solamente; tra le prerogative più importanti legate alla funzione di controllo rientrano sicuramente quelle legate al cosiddetto “sindacato ispettivo”, cioè la facoltà di chiedere agli assessori e al Sindaco le motivazioni delle scelte politiche e come si intende operare per risolvere i problemi che vengono ravvisati. Come gruppo consiliare Udc sono stati molteplici gli aspetti che abbiamo cercato di indagare e controllare. Alcuni esempi: la manutenzione delle rotonde cittadine, l’ubicazione del mercato, le nomine dei rappresentanti del comune nelle fondazioni, la liquidazione della Fondazione Saturno Corradini, la Fondazione Morcelliana, le richieste di pagamenti ICI, il progetto di allaccio fognario del Santellone, la situazione incresciosa della stazione ferroviaria, le questioni legate al progetto del Polo della Cultura. Non tutte le domande, però, ricevono risposta e questo rappresenta un serio campanello d’allarme circa la trasparenza amministrativa a Chiari. Ad esempio, nell’ultima seduta, su temi importanti come il Polo della cultura ed gli intrecci societari con una società anonima Svizzera l’Assessore ha preferito non rispondere nel merito.
Il Consiglio Comunale non è solamente un organo di controllo. E’ anche, e soprattutto direi, il luogo dell’indirizzo politico e amministrativo dell’ente come stabilito dalla legge che regola il funzionamento degli enti locali. In virtù di questa sua funzione, ogni consigliere ha facoltà di presentare emendamenti e proposte di deliberazione da sottoporre a votazione. Una maggioranza miope ed ideologica vede in queste proposte, se provenienti dalle minoranze, un tentativo di intromissione e tende a bocciarle a propri. Tipicamente, a Chiari, senza nemmeno sentirsi in dovere di motivare in Consiglio il voto contrario.
Ad esempio, nella seduta del 12 Ottobre scorso, il gruppo dell’Udc proponeva una mozione per chiedere alla Giunta di valutare, in accordo l’impresa concessionaria Eleca, la possibilità di rimuovere (in attesa della mai pervenuta proposta di revisione del progetto) il cantiere del Polo della cultura o al limite di ri-perimetrarlo al fine di ripristinare la viabilità nelle vie circostanti. L’esito della Votazione? Minoranze a favore, maggioranza unita e contraria. Avranno avuto i loro motivi si potrebbe pensare. Salvo che poi, il Sindaco, il 9 Febbraio 2010 avanzasse ad Eleca le stesse richieste, quando ormai era troppo tardi a causa del deterioramento dei rapporti tra comune ed impresa concessionaria (Eleca ha comunicato a Dicembre che la proposta di revisione del progetto non era attuabile). Se il Consiglio Comunale si fosse espresso a favore della mozione, probabilmente non ci troveremmo un cantiere in questa situazione di stallo a tempo indeterminato.
Un’altra proposta a mio avviso importate promossa dall’Udc in Consiglio Comunale nell’anno appena trascorso è stata sostenuta in sede di approvazione del bilancio di previsione 2010. Questo importante documento programma, in funzione delle entrate presunte per l’anno (tasse, tariffe, contributi) come questi soldi verranno spesi. In questa sede l’Udc ha proposto un emendamento per chiedere l’utilizzo di una parte dell’avanzo economico (100 mila euro su un milione e mezzo di euro totali) per finanziare “Misure straordinarie a favore delle famiglie in situazione di disagio a causa della crisi economica”. La maggioranza ha optato per destinare queste risorse ai lavori pubblici inseriti nel piano straordinario di manutenzione della Città 2010: Alcuni esempi? 168 mila euro per “segnaletica di arredo urbano” e 485.250 euro di nuove pavimentazioni in porfido.
Di fronte a continue domande senza risposta e proposte scartate senza porsi il problema della loro ragionevolezza, si potrebbe pensare che un consigliere comunale di minoranza è inutile. Come rispondere? A volte lottare è un dovere che si sente indipendentemente dai risultati, e comunque, per una maggioranza, il sapere che c’è qualcuno che vigila può essere di sprone ad operare con maggiore correttezza.
Un’opposizione coraggiosa, intelligente e non ideologica: con questi propositi ha avuto inizio per il gruppo dell’Udc questo mandato. Coraggiosa nel richiamare la maggioranza a delle scelte che perseguano il bene dei cittadini, intelligente in quanto non demagogica; non ideologica in quanto non contraria aprioristicamente a tutto quanto viene proposto.
Al fine di questo primo anno posso certo affermare che questi propositi sono stati rispettati. Certo, la politica come qualsiasi attività umana è perfettibile, ma la volontà di lavorare per il bene della gente e l’impegno per migliorarsi non mancano e non mancheranno.
Un ultimo pensiero lo rivolgerei al futuro: molte questioni sono come nubi minacciose all’orizzonte: la crisi e l’impoverimento delle famiglie, la questione ambientale, la sicurezza, il modo in cui si attuerà il PGT, la Brebemi e i problemi ad essa connessi. Vigilare su questi temi e al contempo dimostrare che è possibile uno stile diverso di fare politica, un modo diverso di amministrare la cosa pubblica: questo è il proposito per il resto del mandato.

Stefano Riccardi
Consigliere Comunale Udc

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